I momenti che più hanno suscitato in Mino di Summa una grande partecipazione emotiva vengono raccontati negli articoli di questo blog, che svelano aneddoti riguardanti le sue esperienze più entusiasmanti e i retroscena della realizzazione delle sue opere.

Un murales in una Terra d'amare

2 min tempo di lettura

 

Questa volta faccio fatica a scrivere di questa esperienza, tanti episodi ed avventure da raccontare. Non voglio dilungarmi, rimarranno nei ricordi e nei racconti di chi le ha condivise con me. Dico solo che una serie di imprevisti e casualità mi hanno portato a permanere più tempo, dandomi l’occasione di vivere in fondo il posto e le persone.

Di tutto ciò emergono chiare le emozioni provate nell’essere accolto dalla comunità di Stigliano, dalle nuove conoscenze ed amicizie nate, accomunate da un unico obiettivo, quello di contribuire nel migliorare una Terra, quella di Stigliano, che merita di essere valorizzata e conosciuta. Un esempio lodevole sono i ragazzi dell’associazione appARTEngo, organizzatrice dell’omonimo street fest, che con un entusiasmo travolgente, hanno fatto in modo che il festival avesse luogo, andando oltre il semplice contributo operativo, ma trasmettendo a noi partecipanti il desiderio e l’orgoglio di appARTEnere ad una “Terra d’amare”.

 

Il caso ha voluto che questa stessa energia, io la convogliassi nel murales realizzato, dedicato a Stigliano ed ai suoi abitanti. L’opera affronta la dualità ed il conflitto di una terra d’amare, quella di Stigliano, sospesa nel tempo e nello spazio, che se con la mano sinistra si preoccupa di proteggersi e contrastare la frana, con la mano destra ne custodisce la Terra, che ammira e protegge, incantata dal suo fascino, dalla sua storia e cultura, nel rispetto delle generazioni passate e future.

 

Rappresenta un appello, a chi vive questa Terra, a prendere coscienza delle risorse e potenzialità che esistono e che bisogna sfruttare per dare la possibilità a chiunque di usufruire del fascino dei paesaggi, del centro storico, della cultura storica e culinaria. Ora anche dei murales.

Mi ritengo adottato da questa Terra alla quale sempre più sono legato e grato per le emozioni che continuerà a regalarmi.

 

Ci tengo a ringraziare tutti i ragazzi dell’associazione appARTEngo, nessuno in particolare, in quanto ognuno di loro sa di aver dato il massimo. Un grazie anche a tutti i cittadini vicino e non all’organizzazione per la loro gentilezza ed affetto dimostratomi. Un ringraziamento speciale alla famiglia Schiavello, nelle persone di Enzo, Anna, Gemma e Gianluca, proprietari della parete dipinta, per la gentile e commovente accoglienza e disponibilità, oltre all’eccellente caffè. 

Grazie a Chiara, la modella della figura, per la sua pazienza e professionalità. 

Grazie agli artisti, Ale, Gianni, Luis e Francesco, per aver condiviso piacevoli momenti di confronto costruttivo e di amicizia.

 

Scusate, ma un ringraziamento infinito lo devo fare, a Pietro Micucci e Dino Filippo, spiegare il perché non serve, chi li conosce bene, sa di chi sto parlando.

 

 

Alla prossima, Mino.

Non me l'aspettavo, il Sepolcro 2018 della Chiesa di Santa Chiara in Francavilla Fontana

2,30 min tempo di lettura

 

Non me l’aspettavo, non avevo previsto di dover perdere con piacere la voce la sera del giovedì Santo. Perché? Diciamo che il dipinto del “Sepolcro” della Chiesa di Santa Chiara detta “della Morte”, da me realizzato, ha suscitato un interessante confronto tra le decine di migliaia di fedeli, che rispettando la tradizione, hanno fatto visita ai “Sepolcri” delle Chiese di Francavilla Fontana. Con piacere ho ascoltato ed origliato molte interpretazioni, infilandomi tra la gente, ho sentito pareri contrastanti che rispettavano la sensibilità di ognuno, per cui tutte valide. Solo che poi, molti han voluto giustamente conoscere la mia di spiegazione, e la voce è andata.

 

Non importa se non tutti hanno riconosciuto la Cena di Hemmaus, tratta dal Vangelo di Luca, ciò che importa è che tutti, grandi e piccini si sono messi lì a riflettere, accettando la mia provocazione e rispondendo ad essa. Non mi piace servire la pappa pronta, per cui, se qualcuno non è riuscito a relazionarsi col dipinto, non è un mio problema.

La descrizione del Sepolcro la trovate cliccando il link di sopra, dove c’è scritto “intervista”, che la gentile giornalista Ilaria Altavilla ha voluto farmi, salvando ulteriormente le mie corde vocali. Mentre per le foto, in cui si vede il lavoro anche di lato, cliccate il bottone con su scritto “guarda le foto”, sempre di sopra.

 

Sono contento, l’ansia dei giorni precedenti al giovedì è stata ripagata dalla vostra riconoscenza ed incoraggiamento a continuare nei miei progetti, e di questo vi ringrazio, solo che se devo soffrire così ogni anno, sto friscu. Inoltre sono contento, perché ho scoperto sulla mia pelle, il potere dell’arte ed anche della fede, capace di unire, riunire e ritrovarsi. A cosa faccio riferimento? Lo tengo per me, non vi offendete. Sono contento, perché anche questa è pubblicità, per cui se vi serve qualcosa sono a disposizione, prezzi giusti, tranquilli.

 

Ringrazio la Reale Arciconfraternita dell’Orazione e Morte di Francavilla Fontana, per l’estrema fiducia e disponibilità dimostratami, in particolare nelle persone di Vito Leone, del Priore Oronzo Calò e dei loro stretti collaboratori, pazienti e credo felici.

Ringrazio coloro che hanno posato per il dipinto, e senza i quali non sarebbe stato possibile realizzarlo: mio padre Vincenzo, mio fratello Luigi, mia cognata Graziana Morrone e mia nipote Aurora. Gesù è Antonio Patisso, un attore di Oria; il cane è Ulisse. E’ stato bello condividere con loro questo lavoro, e li ringrazio per la pazienza, tranne che per Ulisse, con il quale sono stato io il paziente. C’è Elisa da ringraziare, che ha interpretato la luce, e si, è stata lei a mantenere il bastone con il faro, senza la quale, Elisa, molti dei miei lavori non vedrebbero la luce, nel vero senso della parola. Infine, ma non per importanza, la famiglia Costantino, che mi ha concesso i suoi spazi per realizzare il dipinto.

 

Ci vediamo al prossimo ed imminente lavoro, che già vi annuncio, si noterà e mi sa che dovrò perdere di nuovo la voce, ma questa volta me l’aspetto.

 

Ciao e alla prossima, Mino.

Chalk Festival 2017… between small shark and jellyfish

Again this year I had the pleasure of participating to Chalk Festival in Florida, in the city of Venice that overlooks the Gulf of Mexico. Yes, I bathed to sea, let’s say that between small shark and jellyfish, it was nice.

 

The theme of this edition, the tenth, it was “Evanescence”, refered to these two between evanescence and eternity of the “madonnara” art, whose artworks start to fade when the job’s done and whose remain lasting emocion gave.  For my work I wanted to confront the origin of anything,the three primary colours: the yellow, the blue and the red.

       

These last have materialized in three subjet, that are sucked into the whirl of the evanescence and walked into the eye of the storm, in this place from the union of the three primary colour, the white colour is generated and the light, mother of each colour. The work is of circular shape and it was particular felt by the visitors, beacause they have looked to turn around to it, entering themselves into the whirl. For children it was like play, and I hope a emocion to remember.

In this Festival I had the opportunity to review those friends from anywhere in the world, which I was able compare me artistically and to exchange new ideas, as well as top secret anecdotes. We all wanted to meet again, of reload the batteries of new impetus and motives. How did I communicate? With the italians in italian, with the south american friends I showed my spanish competent, with the american friends… great hugs… that’s over hundred words spoken in five seconds that I not undrestand it.

In the last day of the Festival there was no one to paint about artwork; don’t seeing my friends on ground to work was like those artwork missed the soul.

I thank very much the director of the Chalk Festival Denise Kowal and all volunteers, for a great deal of goodwill and kindness, we are a family.

 

I also thank Chiara, model who sacrificed your backside for my work, I believe that sooner o later she will ask me some damage, also moral.

 

Follow with

Chalk Festival 2017… tra squaletti e meduse

Anche quest’anno ho avuto il piacere di partecipare al Chalk Festival in Florida, nella città di Venice che si affaccia sul Golfo del Messico. Si, ho fatto il bagno, diciamo che, tra squaletti e meduse, è stato gradevole.

Il tema di questa edizione, la decima, è stato “Evanescence”, riferito alla dualità tra evanescenza ed eternità dell’arte madonnara, le cui opere iniziano a svanire a lavoro finito e di cui rimangono indelebili le emozioni trasmesse.

Per il mio lavoro ho voluto affrontare l’origine d’ogni cosa, i tre colori primari: il giallo, il blu ed il rosso.

  

Questi ultimi sono materializzati in tre figure femminili, che vengono assorbite e trascinate nel vortice dell’evanescenza sino a dissolversi nell’occhio del ciclone, in cui si genera il bianco dalla loro unione e la luce, colei che dà vita ad ogni colore. Il lavoro è di forma circolare ed è stato particolarmente sentito dai visitatori, in quanto lo hanno osservato girandoci intorno, entrando loro stessi nel vortice. Per i bambini è stato come giocare, e spero anche un emozione da ricordare.

 

In questo festival ho avuto l’occasione di rivedere quegli amici provenienti da ogni parte del mondo; coi quali ho potuto confrontarmi artisticamente e scambiare nuovi spunti, oltre che ad aneddoti top secret. Tutti avevamo voglia di rincontrarsi, di ricaricare le batterie di nuovi stimoli e motivazioni. Come ho comunicato? Con gli italiani in italiano, coi sud americani ho messo in mostra il mio discreto spagnolo, con gli americani… grandi abbracci… che valgono più di cento parole pronunciate in cinque secondi che non capivo.

L’ultimo giorno del festival non c’era più nessuno a lavorare sul proprio lavoro; non vedere i miei compagni per terra a lavorare, è stato come se a quei lavori mancasse l’anima. E’ stato bello lavorare spalla a spalla, siamo diventati una grande famiglia, alla prossima.

Ringrazio di cuore l’organizzatrice del Festival Denise Kowal e tutti i volontari, per l’estrema disponibilità e gentilezza, siamo una famiglia.

 

 

Ps Ringrazio anche Chiara, la modella che ha sacrificato la sua schiena al mio lavoro, credo che prima o poi mi chiederà i danni, anche morali.

 

Ciao e alla prossima, Mino.

Frana non sarà

Sono arrivato a Stigliano in Basilicata per partecipare al festival appArtengo street fest, ma con un giorno di anticipo, il 6 agosto. Sicchè già, durante le mie 4 ore di viaggio, partenza dal sud della Calabria, tra un tornante e l’altro, tra una mucca ed un cinghiale, ho pensato che un giorno senza far niente non potevo stare, ed ho maturato l’idea di realizzare un altro murales, oltre a quello previsto. Cosa fare, cosa fare… Stigliano Stigliano… e perché non affrontare il problema della

                          

frana? E si, purtroppo Stigliano ha questo grosso problema, pensa che ogni anno il paese si muove di tre centimetri, e molti fabbricati sono inagibili, come gran parte del centro storico; ed è proprio qui che si deve fare, mi sono detto, altrimenti non avrebbe senso. Li esiste il problema e li deve esserci il murales.

 

Arrivato verso le 21 credo, il caro amico Pietro Micucci, project manager del circuito appARTEngo che ha organizzato con tanta passione l’evento, mi ha trascinato nella trattoria più buona ed accogliente della Basilicata, “Trase ca t’ammud”. Spero che Luciano, il proprietario, legga questo post, almeno qualche peperone in più per la prossima volta... Stanco, affamato e assonnato, Pietro ha voluto farmi tuffare a pieno nei sapori di quella Terra eccezionale, per non parlare della pasta con crema di zucca, speck e pistacchio, e si, Stigliano è la patria del Pistacchio. Vabbè lasciamo stare il cibo, che è pericoloso. Comunque, una volta seduti a tavola, in compagnia anche della paziente Chiara, ho manifestato la mia intenzione a Pietro. Non ha parlato, ho creduto mi volesse ammazzare, invece era contento, meno male. Bisognava fare presto, e dopo un quarto di vino, per me non è stato facile. In cinque minuti ho buttato giù l’idea, però mancava la materia prima, la modella. - Pietro: come deve essere? - Io: carina, mora, capelli lunghi ondulati, mediterranea, tosta. - Pietro: Mariangela.

 

Andiamo alla ricerca di questa Mariangela, che in foto sembrava andasse bene, ma dovevo vederla dal vivo e parlarci, le mie modelle devono avere personalità, che solo con lo sguardo devono dirmi, sono donna! Altrimenti assumerebbero delle espressioni ipocrite, senza anima.

La troviamo, era con le amiche seduta ad un tavolo, la scruto da lontano mentre chiacchierava, e già un pò di tensione iniziava a diminuire. Mi avvicino, la fisso per bene, e dico a Pietro: è lei! Va bene! - Mariangela: cosa?! - Io: Piacere Mino, domani mi servi! Varrebbe la pena raccontare la discussione tragicomica che ne è conseguita, ma non te lo dico. Poi se ci incontriamo me lo chiedi. Comunque ha accettato e a sua insaputa si stava mettendo in un bel casino, diciamo che sono consapevole di essere un po’ pignolo quando scatto le foto.

 

La mattina seguente, dopo aver fatto colazione con una focaccia che non vi dico, e dopo aver accompagnato Pietro a risolvere un pò di casini, siamo riusciti a trovare un faretto per fare la foto a Mariangela. Quello che mi piace è che, non sapendo dove scattare le foto siamo andati nella casetta del centro storico in cui alloggiavo. Una casetta con tetto a falda, pavimento inclinato e pareti crepate, dalla frana che avanza. Quindi tutto il progetto è stato concepito a pochi metri da dove poi ho realizzato l’opera. Dove realizzare il lavoro? La sera prima facendo un giro nel centro storico, mi accompagnano giù alla chiazza, un posto con una magia senza tempo, da vivere, la chiesa cinquecentesca, le casette scosse dal terremoto ed il belvedere, che non si riusciva a vedere bene su cosa si affacciasse ma si intravedevano delle soffici colline illuminate dalla luna quasi piena. A sinistra, una casetta con una parete illuminata dalla luce gialla di un lampione. E qui, qui lo devo fare, dissi a Pietro. Il quale subito si attivò per rintracciare i numerosi proprietari, avviando una macchina investigativa senza precedenti, entro la mattinata arrivò l’ultimo consenso a realizzare l’opera.

 

Inizio il pomeriggio e finisco alle 13 del giorno dopo. Esperienza unica, dipingere nella storia di quella gente, tra il Nibbio Reale che sembrava vigilasse il mio lavoro e le colline senza fine della Basilicata. La ragazza realizzata personifica la frana con il volto ed il corpo che si abbandonano ad un evento naturale che non può essere impedito, ma con serenità, consapevolezza e speranza, e cerca ugualmente aiuto da una mano che vuole salvarla. Dalle cadute ci si rialza, insieme.

La scelta del tema e della modella del posto, è un elemento fondamentale del mio lavoro, un murales deve parlare del luogo e della gente che lo vive, il rispetto del contesto urbano, storico e sociale, prima d’ogni considerazione.

 

Com’è andata lo puoi vedere nelle foto, cliccando qui sotto. Scusa se mi sono dilungato, ma un lavoro non è solo colore spalmato su una parete, ma il vissuto di cui esso stesso è parte. 

 

Ringrazio di vero cuore la modella Mariangela per la disponibilità e pazienza che mi ha dimostrato.

 

 

Ciao e alla prossima, Mino.

Conversione 2.0... al 95%

Come ogni anno, ho partecipato al concorso internazionale di madonnari che si tiene presso Nocera Superiore in provincia di Salerno, nella settimana che include il 17 maggio, è stata la diciannovesima edizione e il tema assegnato è stato “La santità cristiana”. Così ho iniziato a studiare su cosa e come fare. Ma questa volta, non ho voluto pensare al concorso ma a me stesso, nel senso che mi sono concentrato su ciò che poteva soddisfarmi e non solo a ciò che poteva piacere alla giuria tecnica e popolare. Avevo bisogno di vincere con me stesso e così è stato.

                   

Ma prima di arrivare alla soluzione finale, non è stato certo semplice. Inizialmente ho studiato e preparato un bozzetto, con la cara modella sacrificata, Nathalie, che ancora non sa del mio cambio di idea, che qualcuno glielo dica, temo per la mia incolumità. Poi però, non ero convinto, quel famoso brivido non lo avvertivo, c’era altro che voleva uscire. Per farla breve, in poche ore ho sviluppato il nuovo lavoro. Avevo voglia di svecchiarmi, trattare qualcosa di attuale, ma rispettando sempre le regole compositive e cromatiche che sono alla base della mia formazione.

Sicchè penso di ambientare una conversione 2.0, cioè la chiamata divina di una comune ragazza che studia sul suo letto, tra libri, peluche e smartphone, ad una nuova vita carica di valori cristiani. Ora, il tema non lo sentivo tanto mio, ma è stata l’occasione per adattare un’ambientazione contemporanea ad un tema che in genere appartiene a composizioni classicistiche, insomma una bella sfida.

 

Quel 2.0 del titolo e quel Topogigio ha diviso i popoli e le nazioni, temevo che alcuni mi denunciassero di blasfemia, ma che c’entro io se Laura aveva solo quel peluche? E se lo smartphone ce l’ho anch’io? (chi mi conosce l’ha capita). Vabbè, in ogni caso è andata bene, per la prima volta sono soddisfatto di un mio lavoro al 95 % e non mi era mai successo, miracolo? Questa edizione, anche se non ho ricevuto alcun premio è stata la più costruttiva dal punto di vista artistico, mi ha aiutato a trovare un nuovo sentiero da seguire tra il groviglio dei miei pensieri, non mi resta che continuare. Permettimi di ringraziare, Nathalie, la modella del primo lavoro che non vedrai mai, e Laura, la seconda modella, che con molta pazienza mi ha sopportato. Ah, un attimo c’è anche Lucia, la sorella di Laura che ha fatto ombra sullo sfondo del letto, cosa non da poco.

 

 

Ciao e alla prossima, Mino.

A mia insaputa

Armato di cavalletto, sgabello, cassetta di colori e qualche tavola di varie dimensioni, arrivo a Torre Colimena, intento nel cercare dei nuovi scorci che mi interessassero, ma dopo aver cercato per un’ora senza alcun brivido lungo la schiena, mi chiedo, ma perché non vado alle Saline? E’ un posto che conosco bene, almeno credo, ma mi rendo conto che non ho mai affrontato seriamente la magia di quel posto. Vado alle saline. Arrivo all’altezza del cartello illustrativo, il sole calante, l’aria è calda ed il vento gelido, è qui, basta. Il pennello va da solo, i colori miscelati sono quasi sempre giusti e mi sento bene. Ad un certo punto, assieme ai visitatori della Riserva, sbuca un fotografo che mi chiede di poter scattare delle foto, e come spesso mi capita accetto con piacere. Ma a mia insaputa, mi ritrovo nel mezzo di set fotografico, con una modella ed assistente di scena. Lei, la modella ovviamente, scalza, indossava un vestito in raso nero, che non so come si chiama, vedi nella foto e ci capiamo, tremava come una foglia a causa del freddo e su indicazione di Michele Mariano, il fotografo, si posiziona di spalle tra me e le saline che dipingevo. Diciamo che mi sono un pò distratto, ma non per quello che stai pensando, ma perché in quei pochi attimi, ho gustato in pieno quel legame mistico di toni e bellezza del disegno che si stava instaurando tra Roberta, la modella, e l’atmosfera delle saline, luce calda e vento freddo trovavo un loro equilibrio spaziale e tonale, punto.

 

A seguito di questa esperienza, sacrificherò qualche mia conoscenza per posare in un paesaggio, vedremo. Intanto ringrazio di cuore Michele Mariano, il fotografo, per avermi regalato a sua insaputa un’esperienza, di cosa? Si vedrà.

 

 

 

Ciao e alla prossima, Mino.

Un germoglio di rinascita, il "sepolcro" della Chiesa di Santa Chiara in Francavilla Fontana

È il giovedì santo, giorno in cui il “sepolcro” della Chiesa di Santa Chiara viene esposto alle preghiere dei fedeli e dei “Pappamusci”, i pellegrini incappucciati e scalzi che percorrono le vie della città facendo visita ai “sepolcri” delle chiese.

Dopo che per anni il fondale del sepolcro è stato dipinto dallo stimato prof. Egidio Saracino, ho ricevuto dalla Confraternita dell’Orazione e Morte di Francavilla Fontana, l’onore e l’onere di occuparmi della realizzazione di quel dipinto che da bambino, entrando nella cappella che lo custodisce, andavo a scrutare, cercando di carpirne gli aspetti tecnici e compositivi. Mi chiedevo se un giorno avrei mai avuto la possibilità di superare me stesso in quella che consideravo una sfida, e così è stato. Dal primo stato di ansia sono passato subito a valutare tutti gli aspetti compositivi e percettivi dell’opera, pensando già ai modelli da impiegare per rappresentare la famiglia oggetto del dipinto.

La chiave della composizione è la luce proveniente dal sole calante, simbolo delle morte di Cristo, che proietta prima l’ombra della croce, poi quella della famiglia sul sentiero che conduce al monte Calvario e da cui nel mezzo dei bambini germoglia un fiore, simbolo di morte e resurrezione. Il seme caduto sul terreno rinasce a nuova vita.

 

Il contrasto tra le figure in contro luce ed il paesaggio, aumenta la profondità percettiva dell’osservatore e lo invita a prenderne parte, percorrendo quel sentiero carico di speranza e rinascita.

Il padre indica la giusta via a sua figlia che tiene per mano, la quale insicura dell’invito, trova rassicurazione nella sguardo rasserenante della madre, che a sua volta tiene per mano suo figlio, che invece risponde con decisione all’invito del padre.

La coralità compositiva delle figure è inserita in un paesaggio in cui sono inserite piante e fiori selvatici del territorio salentino, fortemente legati alla cultura popolare e religiosa.

 

Dal giovedì Santo pomeriggio a venerdì Santo mattina è stato esposto il sepolcro. Ora so cosa vuol dire essere sul serio in ansia. Il timore di non essere all’altezza, la curiosità di vedere la reazione dei fedeli, non mi facevano sentire la fame. Tutto è passato, o quasi, quando ho visto le migliaia di persone, emozionarsi facendo intravedere un sorriso. Ho raggiunto il mio obiettivo, trasmettere serenità e positività durante il momento della preghiera. 

Un ringraziamento speciale alla Confraternita dell’Orazione e Morte che ha creduto in me e nel mio lavoro, poi ai modelli di una domenica pomeriggio, Emanuele Balestra, Nathalie Capuano, Stella Balestra ed Emanuele Bianco, ed infine un grazie alla maestra Rita Pozzessere per tutti i caffè offerti prima di scendere giù a dipingere, secondo lei mi hanno aiutato ad andare più veloce nell’esecuzione, secondo me no!

 

 

Ciao e alla prossima.

Chalk Festival 2016, Florida

L’arte madonnara pugliese approda al prestigioso International Chalk Festival, uno degli eventi più importanti a livello internazionale che richiama ogni anno, negli Stati Uniti, un gran numero di artisti provenienti da tutte le parti del mondo. L’intento, infatti, è quello di radunare i madonnari più dotati e dare loro la possibilità di unire i propri talenti in un’occasione unica e irripetibile.

Anche quest’anno il Festival si è tenuto in Florida, nella località di Venice, dal 11 al 14 novembre 2016, e ha contato la presenza di più di duecento partecipanti selezionati accuratamente dagli organizzatori tra tutti quelli conosciuti nell’ambito artistico. Tra questi, il francavillese Mino di Summa, che ha realizzato per l’occasione l’opera ‘One world, one religion, the Peace’, seguendo il tema imposto dal team organizzativo, ossia ‘Love&Peace’. Un eccellente lavoro in cui chiaro è il messaggio di speranza di abbattere tutti i muri che dividono gli uomini in modo che non ci siano più distinzioni per religione, razza o altro nell’umanità.

Un’esperienza importante per Mino Di Summa, non nuovo a questi tipo di iniziative, come lui stesso racconta: ‘E’ stata davvero una bella esperienza, sento che sono cresciuto sia dal punto di vista artistico che umano. Il confronto con gli altri artisti è stato eccezionale, ne ho tratto nuovi spunti per crescere e migliorare. Sono rimasto impressionato dal Festival, dall'organizzazione, dalla sua gestione, dalla disponibilità ed accoglienza di tutti coloro che ci lavoravano. Sono stato bene, accanto a belle persone che avevano il piacere di stare insieme e di condividere la stessa passione ‘.

Al giovane francavillese è stata data anche la possibilità di realizzare un’opera tridimensionale con Kurt Wenner, il capostipite della 3D art, un grande artista riconosciuto a livello mondiale. Un’occasione che Mino Di Summa non si è lasciato sfuggire e che lo ha segnato positivamente.  ‘Per me è stato magnifico lavorare con una personalità celebre quanto umile come Kurt Wenner, era la prima volta che lavoravo su un 3D ed è stata una bella sfida che ho affrontato con molto impegno. Kurt ha molto apprezzato il mio lavoro, è una persona stupenda, che mi ha arricchito anche personalmente.’

Mino di Summa è artista a tutto campo, è infatti architetto, pittore e madonnaro, ha più volte rappresentato la Puglia in Italia e nel mondo nell’ambito artistico. È vincitore di numerosi e prestigiosi concorsi internazionali dedicati all’arte madonnara, nei quali si è aggiudicato il primo premio, tra cui: tre edizioni del Concorso Internazionale di Madonnari di Nocera Superiore (SA), due edizioni dell’Incontro Nazionale di Madonnari a Grazie di Curtatone (MN) e l’ 11° Festival Bella Via in Messico nella città di Monterrey nel 2014. Attualmente vive ed opera nel suo amato territorio salentino.

 

Giovanna Ciracì

"All'arrembaggio nella storia" il murales a San Pancrazio Salentino

E’ stato inaugurato ufficialmente mercoledì 14 settembre 2016 scorso il murales realizzato sulle pareti di cinta della scuola primaria ‘Giovanni Verga’ di San Pancrazio Salentino. Il lavoro rientra nel progetto di riqualificazione  urbanistica avviato dall’amministrazione comunale sanpancraziese con l’intento di ridonare vita ad angoli del paese in stato di degrado.

A tal proposito,  gli amministratori avevano indetto nei mesi scorsi un concorso pubblico denominato ‘Un’idea per la riqualificazione del tessuto urbano’ a cui hanno partecipato diversi artisti locali i quali hanno presentato il proprio progetto artistico per decorare le mura di uno degli edifici scolastici del comune brindisino. Ad essere scelto per realizzare il murales che avrebbe dato nuova luce a delle semplici pareti bianche, l’artista Mino Di Summa, noto architetto, pittore e madonnaro francavillese.

A tagliare il nastro, il sindaco del comune di San Pancrazio, Salvatore Ripa insieme alla dirigente scolastica dell’istituto primario, Lucilla Vaglio e ad altri rappresentanti della giunta comunale tra cui il vicesindaco Edmondo Moscatelli, l’assessore all’urbanistica Michele Barbuzzi, l’assessore ai lavori pubblici Patrizia Cavallonee l’assessore alla cultura Anna Faggiano. Direttamente coinvolti nell’inaugurazione, i piccoli allievi della scuola primaria che, a soli due giorni dall’inizio del nuovo anno scolastico, hanno lavorato insieme alle loro maestre per festeggiare il loro murales. Balli, canti  e declamazioni di poesie riguardanti il mondo scolastico hanno rallegrato un momento importante per la comunità sanpancraziese. Sia il sindaco che la preside hanno dimostrato grande soddisfazione per l’ottima riuscita di questo progetto che, oltre ad abbellire le mura di cinta della scuola, permette a tutti, in particolare ai bambini, di conoscere una parte importante della storia locale. Il primo cittadino ha anche annunciato che il 24 settembre prossimo verrà effettuata una raccolta fondi per consentire agli alunni di Amatrice, paese colpito il mese scorso da un violento terremoto,  di continuare a studiare nonostante le difficoltà derivate dalla tragedia. A sottolineare l’importanza della cultura e della conoscenza della propria storia lo stesso artista Di Summa, il quale ha invitato le nuove generazioni ad amare la propria terra, a ricordare le proprie origini e soprattutto a rispettarle.

L’architetto francavillese, nel suo lavoro, ha proposto un vero e proprio viaggio nella storia delle invasioni turche-ottomane subite dalla popolazione di San Pancrazio secoli fa, servendosi di accattivanti didascalie colorate che si sviluppano lungo le pareti come fossero delle lavagne scolastiche e che ricordano il modo in cui una volta i cantastorie illustravano e narravano i racconti per le vie delle città.

Le prime illustrazioni sono state dipinte sulla parte che interessa via Trieste e riguardano la partenza dalla Turchia dei guerrieri e le tre soste effettuate da questi nel Mar Mediterraneo per il rifornimento dei viveri. Le immagini continuano su via Genova con lo sbarco dei soldati a Torre Colimena, dove Chria indica loro la direzione da seguire per arrivare a San Pancrazio e saccheggiarla. Il lavoro termina, infine, con l’imbarco degli invasori e del carico dei prigionieri e Chria che viene lapidato dalla popolazione. Particolare è la tecnica rappresentativa utilizzata nel murales, basata su un disegno elementare ed essenziale, il quale ha l’obiettivo di cogliere gli elementi principali della storia, garantendo una comunicazione immediata, efficace ed adatta agli alunni della scuola primaria.

 

Un lavoro che ha impiegato notevolmente l’ingegno e le capacità di Mino Di Summa, il quale è riuscito nell’ardua impresa di realizzare un’opera così complessa, indirizzata ad un pubblico giovane, curandone minuziosamente ogni dettaglio e senza tralasciare nessun aspetto. Di Summa è artista a tutto campo, affermato a livello nazionale ed internazionale, è vincitore di numerosi prestigiosi concorsi artistici. Parteciperà, dietro invito, nel mese di novembre, al Sarasota Chalk Festival in Florida, evento al quale vengono invitati gli artisti più stimati a livello mondiale.

 

Giovanna Ciracì